Rita Mascialino incontra il poeta Stefano Zangheri

CONVERSAZIONI D’ARTE

a cura di Rita Mascialino

Domande di RM a poeti, narratori, saggisti, studiosi ed artisti figurativi e risposte degli stessi. Analisi di RM.

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Rita Mascialino

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II Conversazione d’Arte – Stefano Zangheri

Stefano Zangheri è nato a San Giovanni in Valdarno.  È avvocato a Montevarchi AR dove vive. È poeta. La sua silloge di poesie Dissolvenze (Città di Castello/Perugia: Edimond: Prefazione di Mattia Leombruno: Recensione di Rita Mascialino al sito www.franzkafkaitalia.it) ha conseguito il Premio Speciale della Giuria al Premio Letterario Franz Kafka Italia ® II Ed. 2012 e numerosi altri riconoscimenti. La sua raccolta di poesie kalòs agathòs  (Cleup Editrice Università di Padova: Postfazione di Rita Mascialino) ha conseguito numerosissimi primi premi, fra cui il Primo Premio all’Istituto Italiano di Cultura di Napoli ed il Primo Premio all’Università di Lugano che all’occasione ha insignito Stefano Zangheri della ‘Laurea honoris causa’ in Letteratura, Filologia e Linguistica italiana.

Dalla silloge “kalòs agathòs”

mariposa

vola mariposa
vola
sbatti le ali
di un corpo affabile
dona
il fresco alito
solo ai minuti
agli attimi di incontro
parti di ore
che non formano tempo
solo questo
il resto
è vita del tuo corpo
adagiato
su un petalo
ondeggiato dal vento
nella sera
che non riflette l’alba

Nella lirica mariposa, tratta dalla silloge poetica kalòs agathòs (108), Stefano Zangheri raffigura momenti essenziali del costume di vita della farfalla in versi dal forte contenuto simbolico. Il poeta osserva la farfalla nel suo incessante e leggiadro volo di fiore in fiore, bella essa stessa e dotata di un corpo affabile, che esprime con il suo linguaggio gestuale la sua buona disposizione verso l’altro, la sua capacità di accoglienza in empatia. Nella sua breve vita spesa all’insegna della più soave estetica la farfalla zangheriana vive di parti di ore, qualche manciata di minuti, il tutto polverizzato in attimi come battiti d’ali su delicati petali colorati, una vita che si associa in superficie e per qualche aspetto al carpe diem di oraziana memoria, mentre osservata più in profondità se ne distacca in modo molto originale. Orazio, nella celebre undicesima composizione del primo libro di Carmina, Odi,  invita Leuconoe a carpire il giorno, ossia a sottrarre il giorno al tempo per goderne senza perdere nulla del positivo che può dare, senza soverchia fiducia nel domani né preoccupazione per il futuro le quali rovinerebbero in un modo o in un altro l’intensità relativa all’esperienza del momento. La farfalla di Stefano Zangheri vive di una spazialità del tutto opposta a quella consigliata da Orazio alla fanciulla. Essa non carpisce nulla al tempo, non lo froda di alcunché. Al contrario, è essa che gli dona la bellezza del proprio esistere in attimi “che non formano tempo” e che, in quanto vissuti e goduti in sé e per sé separatamente dalla concatenazione temporale, paiono diventare assoluti, come potessero esistere fuori dal tempo, come attimi enfatizzati per la loro bellezza in un desiderio che per qualche lampo associativo richiama l’attimo faustiano fermato in quanto così bello – non possiamo qui soffermarci oltre sul parallelo. In altri termini: la farfalla vola, non tocca neppure il suolo, ma sempre sta in spazi aerei, associabili alla spiritualità e alla bellezza come valori più alti ed in questo ambiente la farfalla fa omaggio della propria bellezza al tempo impersonale, al terribile signore della vita che passa imperturbabile senza mai fermarsi, ma con ciò anche, in una sua umanizzazione poetica sul piano del sentimento, senza poter godere esso stesso di ciò che di bello accade sotto il suo regno. Così l’attimo colto dalla modalità esistenziale della mariposa e al quale questa dona il proprio essere in bellezza viene implicitamente quanto metaforicamente goduto anche dal tempo che riesce nell’attimo isolato  ad avere, sull’onda della più sorprendente diafora, il tempo di incontrarsi con la mariposa, così da prendere atto della bellezza della vita. E per Stefano Zangheri conta o conta più di tutto vivere la vita nella bellezza come questa si esprime nei godimenti dello spirito – la farfalla non tocca mai il suolo, è lontana dal basso e dal fango –, nei godimenti della sensibilità più raffinata, in particolare delle emozioni estetiche più intense vista la qualità di poeta dell’Autore. Al di là della meraviglia relativa al volo della farfalla di petalo in petalo, di bellezza in bellezza, di attimo in attimo, resta solo la vita della materia, del corpo, non quella dello spirito vissuta nel battito d’ali, nell’aereo volo di fiore in fiore. Ma anche il corpo della farfalla, la materia di cui è fatta, pur non essendo spirito, partecipa del bello in un linguaggio poeticamente condensato e intuitivo che esprime un intero mondo di riflessioni sulla vita: nell’implicito sotteso all’immagine, il corpo adagiato su di un petalo non può più muoversi con le proprie ali ormai ferme ed è trasportato allora dalle ali del vento a sera, adombramento della morte della farfalla o presagio dell’incombente fine che non vedrà più alcuna alba, alcun giorno. Un finale non lieto come non lieto è sempre il finale della parabola dell’esistere e come  è quasi d’obbligo che sia in una poesia che pone la vita, così amata per la sua bellezza, in parallelo all’assiduo quanto breve volo di una farfalla dopo il quale, quando cala l’ombra, viene posto termine ai moti propri della stessa che non saranno mai più ripresi, ma che continueranno in altro modo grazie agli elementi della natura. Anche i corpi degli umani al termine della traiettoria esistenziale saranno in balìa degli elementi della natura, non si muoveranno più come è caratteristica precipua della loro vita. Per quanto attiene alla mariposa ciò avverrà nell’ambito più dolce del petalo che funge da meravigliosa ultima dimora e del vento che dà al suo corpo ancora l’illusione del moto cullandolo, immagine in cui il poeta proietta un suo sentire comunque amico della fine vista come abbandono nelle braccia della natura. Poesia stupenda, che racchiude l’amore più intenso per la vita tanto breve e per la sua trafiggente bellezza assieme alla malinconia per la sua inevitabile scomparsa che sarà per sempre. Una poesia che presenta la parabola drammatica della vita come qualcosa di così bello che può farne amare anche l’epilogo pur tragico. E questo è quanto l’arte e massimamente la poesia, quando tali, possono suscitare nel cuore degli umani accompagnandoli nel loro cammino.

Rita Mascialino


1.Domanda di RM: Come si sente abitando i mondi psichici creati dalla sua poesia?
1.Risposta di SZ: Con la sensazione di aver violentato le dimensioni comuni, quelle dimensioni che circoscrivono i rapporti interpersonali e  sociali. Ma anche le dimensioni di tutto il mondo che mi circonda. Mi spiego. Una particolare sensibilità crea sensazioni con dimensioni fuori della norma, che danno un’intensità e una qualificazione diversa dal comune, intensità che assume spesso la caratteristica di angoscia e qualificazione che spesso impedisce il dialogo, la relazione. Io sento i due aspetti che vanno di pari passo e l’intensità-angoscia è sempre accompagnata da una qualificazione esasperatamente individuale degli avvenimenti e di ogni contatto esterno. Questo costringe a vivere con un profondo senso  di diverso in cui vi sono attimi di vera estasi intellettuale e fisica, come nell’amore verso una donna, cui seguono però inevitabilmente attimi di vera angoscia. E il sottofondo di vita  è comunque un profondo senso di solitudine,quella solitudine che fa sentire soli anche nell’orgasmo più corrisposto.
2.Domanda di RM: Quali sono i sogni portanti che rendono possibili i sogni  psichici che lei costruisce con la sua poesia?
2.Risposta di SZ: Non so se vi sono sogni portanti ,o meglio non so se possono essere chiamati sogni le elaborazioni psichiche delle mie sensazioni. La bramosia di cercare una continua situazione di vita che appaghi la mia sensibilità e tolga il peso dell’angoscia del mancato appagamento  si identifica  nel desiderio della continua ripetizione  dei momenti in cui quanto è avvenuto si ripeta continuamente. Questo mi da più il senso di una instabile continua speranza che qualcosa si avveri . Sì,credo il termine adatto sia più speranza che sogno perché il sogno è statico, la speranza invece è dinamica, è vita. E io amo profondamente la vita con le sue immagini e le sue sensazioni, la amo, la desidero, la spero. E la tengo stretta nel mio intimo dialogando con lei con la mia poesia,dicendole come a un amante infedele le più belle frasi d’amore e le più angoscianti suppliche.
3.Domanda di RM: Che posto occupa l’amore nella sua poesia e perché?
3.Risposta di SZ: Credo che la mia poesia sia l’amore e che l’amore sia la mia poesia. L’amore diretto a la donna perché è in essa che riesco a vedere  il luogo più metafisico dell’amore, che si svela  nella generazione della vita e nella sua continuazione in un connubio fisico-psichico del godimento sessuale e della sua sublimazione artistica che ne coglie la parte trascendente E aggiungo nell’amore di una unica donna che prolunga l’originario amore della nascita con la madre che, come pupa di una farfalla, si trasforma in amante ricostruendo il proprio imene per una metafisica riedizione di vita. E per un dono perché l’amore è sempre e comunque un dono. E questa non è una illusione d’artista ma la realtà in una dimensione  ove l’artista può vivere  per attimi, per giorni o per l’intera vita secondo con quanta angoscia è disposto a pagare l’estasi.
4.Domanda di RM: Perché secondo lei comporre e leggere poesie?
4.Risposta di SZ: Credo che ogni poeta abbia la sua ragione. Nel senso che la sensibilità del poeta lo isola dalle espressioni di quella vita relazionale che vorrebbe avere con la stessa profondità delle sue sensazioni. Ma  non trova mai tale perfetta corresponsione rimanendo così in uno stato  di impotenza vitale che lo distruggerebbe. Allora relaziona con l’unico rapporto che riesce sicuramente a capirlo, con se stesso, esteriorizzando tutto il profondo del suo animo per una suprema affermazione di esistenza e di orgoglio di essere l’interprete di angosce universali e quindi della vera conoscenza.  Chi le legge invece credo voglia dare alle sue emozioni quell’intensità che le parole del poeta possono tradurre per ognuno con la loro lingua universale.
5.Domanda di RM: Quali nuovi progetti nell’ambito della sua attività come poeta stanno in cantiere e per quando la realizzazione?
5.Risposta di SZ: Nell’immediato sto curando la pubblicazione della mia ultima raccolta di poesie in edizione probabilmente entro la prima metà del 2015 e sto lavorando  alla stesura della seconda raccolta di racconti dopo “Anatomia di un sileno” che penso di poter pubblicare tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016. Sono inoltre impegnato in attività di manifestazioni letterarie tendenti a promuovere quella visibilità e importanza che la poesia dovrebbe avere nella vita sociale.
RM.: Sono pienamente d’accordo sul fatto che la poesia sia una grande presenza nella civiltà degli umani ed una grande compagna di viaggio di ciascuno, sul fatto che la poesia meriti quindi ampia e sempre maggiore visibilità nella vita sociale e individuale. Grazie a Stefano Zangheri della sua partecipazione alle Conversazioni d’Arte. A prossimi possibili incontri con Rita Mascialino.

Rita Mascialino

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