ATTIVITÀ DELL’ACCADEMIA

“Quale facile esempio di applicazione del Metodo Meqrima valga il caso del Sonetto LXXIII di Shakespeare (Mascialino 2002: 55-80, 58):

(…)

“That time of year thou mayst in me behold / When yellow leaves, or none, or few, do hang / Upon those boughs which shake against the cold, / Bare ruin’d choirs, where late the sweet birds sang. /

In me thou seest the twilight of such day, / As after sunset fadeth in the west, / Which by and by black night doth take away, / Death’s second self, that seals up all in rest. /

In me thou seest the glowing of such fire, / That on the ashes of his youth doth lie, / As the death-bed whereon it must expire, / Consum’d with that which it was nourish’d by. /

This thou perceiv’st, which makes thy love more strong, / To love that well which thou must leave ere long.”

Nella traduzione (Mascialino 2002: 55-80, 58/59):

“Quel tempo d’anno scorger in me tu puoi / Quando gialle foglie o niuna o poche pendon / Giù da quei bracci che si crollan contro il freddo, / Cori’n aperta ruina ove augelli dolci omai cantaron. /

In me tu vei’l crepuscolo di una cotale giorno, / Come poscia’l tramonto a ovest scolorisce, / Il qual la notte nera via a poco a poco trasferisce, / Di morte doppio sé che in quiete tutto suggella. /

In me di un tale fuoco tu vei la fiammella, / Qual sulle ceneri giace di sua gioventù, /Come il letto di morte su cui spirare dee, / Con quello consumato dal qual nutrito ei fu. /

Questo tu percepisci, che rende il tuo amore forte di più, / Ben quel fonte per amare che devi presto lasciare.”

L’analisi critica di questo sonetto consta di 25 pagine, daremo qui, come anticipato, solo un brevissimo cenno esegetico esemplificativo (…).



CHIUDI
CLOSE