Attività dell’Accademia

 

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ATTIVITÀ DELL’ACCADEMIA ITALIANA

PER L’ANALISI DEL SIGNIFICATO DEL LINGUAGGIO MEQRIMA

L’Accademia, costituita il 20 gennaio 2011 a Udine con Sede in Viale Leonardo da Vinci 59 come da Atto costitutivo e da Statuto registrati all’Agenzia delle Entrate, si incentra sul Metodo Meqrima per l’analisi e l’interpretazione del testo letterario, artistico in generale.

Il Metodo Mascialino porta una novità assoluta nell’interpretazione del significato del linguaggio innovando il metodo filologico degli Umanisti e il processo primario e secondario di Freud con la ‘Spazializzazione’ del linguaggio e delle immagini (‘Spazialità Dinamica’, ‘Schemi Spaziali’, ‘Esotrama’, ‘Endotrama’, i termini tecnici fondamentali del Metodo), inoltre considerando i conseguimenti più recenti della neurofisiologia del linguaggio nonché la formazione dei simboli nella prospettiva non solo storica, ma anche evoluzionistica, la quale oltrepassa la prospettiva storica per giungere ove possibile alle radici della simbolizzazione.

 

La novità metodologica consiste eminentemente nello Spazializzare le espressioni linguistiche: si deve ricostruire spazialmente ciò che il linguaggio reca con sé ed in cui consiste lo schema più originario e veritiero del suo significato, il suo referente semantico, per altro mai univoco ma sempre polisemico, per poi mettere in relazione ogni Spazializzazione così individuata con le altre finché tutto quadri, ossia finché non si pervenga ad un quadro semantico coerente. In ciò consiste il significato oggettivo dell’Opera d’Arte letteraria, cinematografica, pittorica, musicale.

 

Il lavoro relativo alla Spazializzazione è complesso, il tempo impiegato viene ripagato dai risultati esegetici, sempre preziosi. Due parole riassuntive concernenti la ricostruzione della Spazialità Dinamica del testo. Si parte dalla Spazializzazione delle azioni indicate dai verbi, ossia ricostruita secondo le azioni espresse nei verbi, includendo la loro complementarietà. Successivamente si visualizzano le traiettorie dei moti sottesi alle azioni verbali  spogliate della loro visibilità specifica, ciò che nel Metodo si definisce rispettivamente come Esotrama (o trama indicata dai verbi e complementi) ed Endotrama (o trama indicata dalle citate traiettorie sottese alle azioni dei verbi). In aggiunta, quale ulteriore specificazione della Spazialità Dinamica, sta la visualizzazione nel doppio binario delle alte frequenze (contorni precisi, colori e ciò che noi vediamo di norma) e delle basse frequenze (sagoma imprecisa nei contorni come ombre e priva di colori, particolarità e generalità), le quali, per altro, si riferiscono non solo alla vista, ma anche agli altri sensi secondo le loro peculiarità, ad esempio per l’udito: agli “spazi” prodotti dai suoni, ai ritmi intrinseci al linguaggio.

 

La Spazializzazione si applica alla ricostruzione dei livelli dell’esplicito e dell’implicito ed è particolarmente funzionale all’individuazione della relazione tra le spazialità inconsce e le spazialità consce per come sono convogliate dal linguaggio compresi i suoi ritmi e dalle immagini.

 

Attraverso l’identificazione della Spazialità Dinamica o dell’insieme degli Eso- ed Endoschemi Spaziali relativi alle azioni e ai moti, a livello conscio ed inconscio, esplicito e implicito, è possibile uscire dalla soggettività dell’invenzione nella critica e in generale dal fraintendimento nell’interpretazione del linguaggio e. Eventuali imperfezioni esegetiche, sempre possibili vista la fallibilità della mente umana, possono riguardare dettagli ininfluenti, non lo scheletro dell’interpretazione, il quale, se si sa applicare il Metodo Mascialino, si è dimostrato finora capace di reggere e di schiudere i reami della semantica del linguaggio in particolare letterario, della fantasia artistica.

 

Compreso questo, la complessità del Metodo arriva con l’applicazione pratica della Spazializzazione al linguaggio, ciò che richiede una costruzione e falsificazione di ipotesi lungo tutto il percorso del testo fino ad ottenere una totale coerenza dei risultati come di fatto è possibile ottenere. Si tratta di formulare e falsificare ipotesi su ipotesi fino a che non emerga chiara l’ipotesi verificata capace di reggere alle falsificazioni nell’insieme di tutti gli Schemi Spaziali ricostruiti.

 

Questo Metodo non si basa sull’estro soggettivo dell’interprete, ossia non contempla la facile quanto in genere indigente libera interpretazione del significato dei testi, che rimane un approccio naïf  basato sul vissuto dell’interprete medesimo, non sul significato dell’opera in sé, che è frutto della personalità, quindi del vissuto dell’Artista, appunto non dell’interprete. In altri termini: l’oggettività del significato dell’arte, di qualsiasi arte, è  la soggettività dell’Artista, dello scrittore, del pittore, del compositore e così via per tutte le arti, non può riguardare e non riguarda mai la soggettività dell’interprete, che non fa parte dell’oggettività del significato dell’arte stessa.

 

Quale esempio di applicazione del Metodo Meqrima valga il caso del Sonetto LXXIII di Shakespeare (Mascialino 2002: 55-80, 58):

 

“That time of year thou mayst in me behold / When yellow leaves, or none, or few, do hang / Upon those boughs which shake against the cold, / Bare ruin’d choirs, where late the sweet birds sang. /

In me thou seest the twilight of such day, / As after sunset fadeth in the west, / Which by and by black night doth take away, / Death’s second self, that seals up all in rest. / 

In me thou seest the glowing of such fire, / That on the ashes of his youth doth lie, / As the death-bed whereon it must expire, / Consum’d with that which it was nourish’d by. /

This thou perceiv’st, which makes thy love more strong, / To love that well which thou must leave ere long.” 

Nella traduzione (Mascialino 2002: 55-80, 58/59):

 

Quel tempo d’anno scorger in me tu puoi / Quando gialle foglie o niuna o poche pendon / Giù da quei bracci che si crollan contro il freddo, / Cori’n aperta ruina ove augelli dolci omai cantaron. /

In me tu vei’l crepuscolo di una cotale giorno, / Come poscia’l tramonto a ovest scolorisce, / Il qual la notte nera via a poco a poco trasferisce, / Di morte doppio sé che in quiete tutto suggella. /

In me di un tale fuoco tu vei la fiammella, / Qual sulle ceneri giace di sua gioventù, /Come il letto di morte su cui spirare dee, / Con quello consumato dal qual nutrito ei fu. /

Questo tu percepisci, che rende il tuo amore forte di più, / Ben quel fonte per amare che devi presto lasciare.”

 

L’analisi critica di questo sonetto, da pagina 55 a pagina 80, consta di 25 pagine, di cui daremo qui, come anticipato, solo l’ipotesi finale appunto come esempio. I verbi principali delle tre quartine mostrano tutti un verso discendente: le foglie sono gialle e pendono giù dai rami nel freddo; il sole va a morire nella notte nera; le fiamme che ardevano alte nella gioventù si stanno spegnendo al suolo. Vi è dunque una Spazialità Dinamica della discesa. In breve: poiché il poeta si paragona a questi tre fenomeni di declino, si ha un protagonista che è vicino a morire. Non considerando l’insieme degli Schemi Spaziali e isolando un solo particolare per caricare su quello l’intera interpretazione dell’opera, si incorre – come si è incorso nella critica nazionale e internazionale di circa quattro secoli – nell’errore, fraintendendo crassamente il significato del sonetto. Tra le altre, per fare un solo esempio, un’interpretazione illustre isola il colore giallo delle foglie e lo associa al sole dell’estate, poi inventando un cambiamento di idea da parte di Shakespeare che sarebbe passato all’inverno o all’autunno, cambiamento di idea di cui non c’è traccia nel sonetto di Shakespeare che non ha cambiato appunto nessuna idea. In Shakespeare  tale colore giallo è inequivocabilmente associato al colore delle foglie morenti che è quello del colore del volto del poeta indotto dalla malattia e dalla morte vicina.

Citiamo qui il distico finale nei confronti del quale accade il fraintendimento più clamoroso (58):

 

“This thou perceiv’st, which makes thy love more strong, / To love that well which thou must leave ere long.”

 

In traduzione (Mascialino 2002: 55-80, 59):

 

“Questo tu percepisci, che rende il tuo amore forte di più, / Ben quel fonte per amare che devi presto lasciare.”

 

Non spazializzando il testo, il distico finale è stato interpretato da tutti gli interpreti più illustri e in generale come se il poeta invitasse l’amato ad “amarlo bene” visto che dovrà abbandonarlo perché il poeta morirà presto. Con ciò si è passati indebitamente dal pronome di cosa espresso con which a quello di persona inesistente nel testo inglese. A parte la scelta esegetica semanticamente  davvero molto infelice della maggior parte delle traduzioni italiane, su cui qui non ci soffermiamo, nella Spazialità Dinamica del verbo to love in unione a quella dell’avverbio e sostantivo well Shakespeare ha sfumato nel sottofondo le due spazialità relative rispettivamente al significato bene e fonte rappresentato dall’unico termine well.  Ciò ha permesso a Shakespeare di esprimere sia la consapevolezza di essere un grande artista che rimarrà eternamente quale fonte perenne a purificazione catartica dell’umanità come appunto nella più grande arte, sia in una eco lontana anche un tono erotico-affettivo per l’amato – il sonetto appartiene ai 125 sonetti dedicati ad un giovane uomo di grande bellezza  e di casato nobiliare (vedi dettagli in W.J. Craig & Edward Dowden Oxford Edition 1912-1962: Oxford University Press: 1051-1058), quasi un desiderio di essere amato dall’uomo cui è dedicato il sonetto, tono presente ermeticamente per una forma quasi di timidezza nello svelare i propri desideri erotico-affettivi al giovane amato. È noto che i 154 Sonetti rivolgono i propri desideri amorosi in piccola parte alla Dark Lady, soprattutto però la passione amorosa suprema è rivolta ad una figura maschile, come anche nel Sonetto LXXIII stesso, ciò che viene rivelato – si fa per dire – nel linguaggio poetico straordinario di Shakespeare e che in questa interpretazione si è evidenziato (Mascialino 2002) in aggiunta agli altri Sonetti già interpretati in tale direzione. Anche questo Sonetto LXXIII dunque, secondo l’interpretazione innovativa di R. Mascialino, esprime specificamente, per quanto cripticamente  nella polisemia straordinaria dei termini che è un contrassegno immancabile di tutta la poesia di Shakespeare, proprio questo amore, accanto all’espressione di penetrante ironia tattica della propria superiorità rispetto al giovane amato stesso, bello sì, ma destinato a morire per sempre, diversamente dal poeta che vivrà come tale in eterno. Tornando alla Spazialità del significato, di primo acchito dunque il movimento di discesa presente nelle tre quartine pare interrompersi senza dare luogo a nessun’altra Spazialità di discesa. Tuttavia, come già accennato ed esplicitato nella mia traduzione, il termine “well” non ha la sola Spazialità Dinamica dell’avverbio ‘bene’, bensì ha anche quella di sorgiva, risorgivasorgente, fonte, fontanile e simili. È qui che l’individuazione della Spazialità della discesa viene in aiuto. Il movimento di discesa che informa le tre quartine non si interrompe, come sembra restando nella superficie del significato, con l’ultima quartina relativa alla fiamma che sta spegnendosi al suolo, ma continua nel distico finale, solo a livello implicito: si tratta della implicita discesa della bara in cui sarà rinchiuso il poeta, ciò per poi dare luogo, nel distico, ad un moto opposto di risalita dalle profondità della terra come risorgiva, come fonte che affiorerà al suolo distribuendo acqua purificatrice all’umanità, perennemente, in uno stupendo simbolo dell’arte del poeta che dopo la morte di questo non perirà, ma abbevererà l’umanità purificandola nella catarsi tipica della grande Arte. È dunque il bello e giovane amato che, in un impareggiabile picco di ironia tattica shakespeariana, si deve affrettare ad amare il poeta e la sua arte non finché è vivente il poeta, ma finché è vivente egli stesso, perché, mentre il poeta grazie alla sua arte vivrà in eterno proprio come sorgiva benefica per tutta l’umanità, lui non risorgerà dalle profondità della sepoltura, bensì scomparirà, morirà in eterno non essendo appunto un grande artista come il poeta, come Shakespeare. Tale motivo di vita perenne del poeta grazie alla sua arte è per altro un Leitmotiv ricorrente nella poesia di Shakespeare, che si rivela consapevole del proprio valore quale artista.

Gli Schemi Spaziali hanno, dunque, estratto il significato del Sonetto LXXIII che senza l’identificazione della loro rete sarebbe rimasto – come è rimasto – solo nel significato banale che le esegesi presenti in secoli di critica internazionale hanno prodotto.

Questo per dare un esempio – molto breve – di come procede l’applicazione del Metodo Mascialino e di quanto si perda in termini di comprensione dell’arte –  a tutti i livelli di ricerca, estetica, storica, psicoanalitica  e così via – non ricostruendo il suo significato oggettivo, ossia non individuando la soggettività conscia e inconscia dell’artista che nessuna libera interpretazione può raggiungere.

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*I nomi comuni scritti con l’iniziale maiuscola fanno parte dei tecnicismi del Metodo come novità o per stipulazione innovativa della semantica dei termini.

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Servizi previsti in seno all’attività dell’Accademia:

Servizi di Editing per Romanzi, Racconti e Poesie

Recensioni di Opere Letterarie e di Arti Visive (vedi www.franzkafkaitalia.it – www.secondoumanesimoitaliano.it)

Prefazioni e Postfazioni per Opere Letterarie

Cataloghi per Arti Visive

Presentazioni di Libri

Presentazioni di Mostre collettive e individuali di Arti Visive

Conferenze di ambito letterario e sull’Avanguardia

Presentazioni di Mostre di Arti Visive e di Libri

Premio Letterario Nazionale ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ (Bando, Modulo e dettagli al sito www.franzkafkaitalia.it)

Premio Nazionale di Poesia  ‘SECONDO UMANESIMO ITALIANO ®’ Sez. F (Bando, Modulo e dettagli al sito www.secondoumanismoitaliano.it)

Corsi di Specializzazione via Skype in ‘Analisi e interpretazione del Significato del Testo Letterario’ attraverso il Metodo Meqrima® o Mascialino secondo due livelli distinti:

a.Gruppo di Ricerca Meqrima GRM con Corsi via Skype (trenta ore per ciascun Corso fino a massimo tre Corsi) per Studiosi interessati ad avvicinare il complesso concetto di Spazialità Dinamica stante al centro del Metodo Meqrima o Mascialino relativamente all’esplicito, all’implicito, alle azioni e loro complementarietà e ai moti sottesi alle azioni e alla loro complementarietà nella configurazione dei testi letterari e artistici;

b.Gruppo Lettura Metodo Meqrima LMM con Corsi via Skype  (sei ore per ciascun Corso fino a  massimo due Corsi) per Lettrici e Lettori interessati a conoscere in linea generale il Metodo attraverso qualche pagina di analisi critica del testo originale di Pinocchio, Collodi;

Convegni del Gruppo di Ricerca Meqrima GRM in seno al ‘Secondo Umanesimo Italiano ® movimento culturale cui ha dato vita Rita Mascialino; cadenza libera; pubblicazione cartacea degli Atti;

Tavole Rotonde dell’Avanguardia Artistica e Letteraria del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ nell’ambito della critica letteraria e artistica;

 

Per dettagli esplorativi in aggiunta:

-www.franzkafkaitalia.it

-www.secondoumanesimoitaliano.it

www.spazialitadinamica.it

www.ritamascialino.com

-www.scrittoripoetiartisti.it

Recenti partecipazioni a Congressi Internazionali di Scienze Umanistiche

-Congresso Internazionale presso l’Università dgli Studi  MRU, Vilnius, Lituania, 27-28 ottobre 2017:

CALL FOR PAPER_DYNAMICS_ OF RELIGION IN CULTURE

INVITATION MASCIALINO

PPT VILNIUS Mascialino 

PAPER MASCIALINO VILNIUS

 

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Informazioni:

rita.mascialino@gmail.com  –  info@meqrima.it  –  Tel.: 0432 547066

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